Makò non Makò

Antonio Massarutto / scultore
Andrea Venerus / disegnatore
Massimo De Mattia / musicista

Stefano Raspa / videomaker

la mostra nel mostro.
Risuonano le voci delle migliaia di donne, spesso bambine, lavoratrici.
I suoni delle macchine, dell’acqua, degli impianti.
Risuonano le filature senza sosta, le campanelle e le sirene che scandiscono gli orari, lo scorrere del fiume vicino, gli storni che aleggiano all’alba..
Makò è una specie di cotone a lunga fibra, proveniente dall’Egitto e dall’Eritrea.
la Filatura Makò in Cordenons aprì nel gennaio 1903 e fino agli inizi degli anni ‘30 spediva i prodotti in Austria, Germania ma anche in Giappone e Cina.
Negli anni ‘40 cambiò in “Cotonificio Cantoni”, nel 1983 sarà società Tessitura Castello di Conegliano, nel 1987 con il gruppo Inghirami finirà come “Filati di Cordenons”.
Il “mostro” economico, circa 100.000 mq di superficie di cui più di 50.000 sono costituiti da padiglioni e strutture accessorie, chiuderà nel 1989, un migliaio di operaie vennero licenziate.
Negli anni 2000 nasce la Stu Makò, con la Provincia di Pordenone, il Comune di Cordenons, l’Atap e l’Ater e la società Cantoni Itc. avrebbero dovuto ridare vita al progetto de l’Ex Cotonificio Makò. Durò pochi anni, fallì miseramente lasciando la struttura alla definitiva decadenza.
il Mostro sta implodendo, con una natura ormai prossima a digerirlo.
Ma il Mostro è ancora vivo, è sempre stato vivo, l’imponente archeologia industriale richiama centinaia e centinaia di ragazzini, senzatetto, curiosi, artisti, umanità varia che partecipa a questa vita analogica facendosi varchi tra le fronde.

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